Ciò che emerge sull’HIT dalla letteratura scientifica (seconda parte)

HIT e letteratura scientifica

 

Sicurezza

L’allenamento per la forza, come ogni altra attività fisica, ha un certo tasso di rischio di infortunio. La letteratura conferma che la sicurezza durante gli allenamenti di forza può essere migliorata manipolando alcune variabili come la performance di esercizio, la selezione degli esercizi, la scelta dell’equipaggiamento e la supervisione di una persona competente. 
Uno dei problemi più controversi presentati nella letteratura del body building era l’uso di sollevamenti olimpici e/o esercizi balistici nei programmi per la forza. Ricerche condotte da Kulund, Dewey, Brubaker e Roberts (1978) studiarono i metodi di allenamento e le tecniche di due sollevatori di pesi e intervistarono 80 sollevatori di pesi che riguardo ai loro infortuni. Gli 80 pesisti riportarono 111 infortuni legati al sollevamento pesi. La spalla e il ginocchio erano le aree più colpite da infortuni. (p.112). La durata media dei loro infortuni era tra 2 settimane e 2 mesi (p.113). Ono dei due pesisti studiati si fratturò una costola in una competizione di sollevamento a strappo (pag.114). Gli autori conclusero che la maggior parte degli infortuni dei powerlifter erano causati da rigidezza e tecnica di allenamento non idonea (p.111).

HIT e letteratura scientifica
Casey Viator, HIT e letteratura scientifica

La zona lombare è un’altra area molto soggetta ad infortunio tra i sollevatori di pesi. Alexander (1985) fece notare: questa parte del corpo è molto soggetta ad infortunio a causa delle ingenti forze che devono essere sopportate, tra le quali ci sono il peso corporeo e ogni peso esterno, così come qualsiasi forza generata dall’ accelerazione di qualsiasi parte del corpo. Visto che la zona lombare è l’unica connessione tra la parte superiore e la parte inferiore del corpo, tutte le forze devono essere trasmesse tramite questa struttura (p.1).
I tipi di infortunio riportati sulla colonna vertebrale nella zona lombare includevano strappi, ernie e fratture spinali (Alexander, 1985). La più grave frattura lombare documentata si presentò in un caso riportato da Browne, Yost e McCarron (1990). Gli autori descrissero una frattura all’ anello apofisiario che capitò ad un ragazzo di 16 anni dopo aver eseguito un esercizio balistico ad educazione fisica. Solo 11 casi di questo tipo di fratture erano stati documentati prima di allora. Questo sedicenne necessitò di due interventi chirurgici alla schiena per rimediare a questo infortunio. Gli autori conclusero che “Un rigido controllo della quantità del peso utilizzato e del tipo di esercizio eseguito è essenziale” (p.535).
Altri tipi di fratture spinali prevalenti tra i powerlifters erano la spondilolisi, un difetto della parte interarticolare di un lato della vertebra; e la spondilolistesi, un difetto bilaterale della parte interarticolare spesso accompagnato da uno spostamento del corpo vertebrale (Alexander, 1985). Studi mostrano che l’incidenza della spondilolisi tra i powerlifter è più alta rispetto al resto della popolazione (Jesse, 1977). Riferendosi ad un articolo di Allman (1976), Jesse (1977) commentò riguardo ai danni di sollevamenti olimpici e sul perchè venissero inclusi in programmi di forza. Commentando sui programmi di allenamento coi pesi, egli affermò che quasi tutti gli infortuni causati dall’esercizio sono il risultato diretto di movimenti rapidi. Sollevamenti veloci incrementano la tecnica molto più della forza, e la confusione che vige tra i tecnici è dovuta al fatto che molti preparatori sono ex powerlifter. Passano ad uno stile di allenamento necessario per powerlifting, ma nè necessario nè utile per gli altri sport.
Altri fattori che contribuiscono agli infortuni negli allenamenti di forza includono mancanza di supervisione e tecnica impropria, che può causare infortuni lievi oppure cronici (Reeves, Laskowski, e Smith 1998a, 1998b). Sostituendo i pesi liberi con le macchine, dove possibile, può essere un beneficio in quanto aumenterebbe lo stress sui muscoli bersaglio e si ridurrebbe lo stess sulle articolazioni, incrementando la sicurezza dell’allenamento (Friday 1999; Hay, Andrews, Vaughan e Ueya 1983).

Sommario

Dopo aver analizzato la letteratura scientifica, possiamo dare delle conclusioni generali sull’allenamento per la forza. Per prima cosa, sembra che non esista un metodo di allenamento che prevale sugli altri per quanto riguarda gli aumenti di forza. In più, la maggioranza degli studi mostrano che protocolli con una sola serie sono tanto efficaci quanto quelli a set multipli. Una diminuzione del volume di allenamento totale può essere positiva per gli atleti del college perchè avrebbero più tempo per praticare sport e le attività accademiche. Inoltre, l’uso di sollevamenti olimpici ha un’alto potenziale di rischio di infortunio ed inoltre sembra discutibile il beneficio in termini di prestazione confrontandoli con alternative più sicure. L’allenatore razionale dovrebbe mirare a creare l’allenamento più produttivo, sicuro e personalizzato possibile, evitando di seguire metodi convenzionali e privilegiando dati scientifici trovati nella letteratura del body building che sarà essenziale per posare le basi che occorrono per la strutturazione del programma di lavoro più corretto.

Puoi leggere la prima parte dell’articolo cliccando qui

Bibliografia

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