Intervista a Doug McGuff (prima parte)

Intervista a Doug McGuff (prima parte)

per leggere la seconda parte dell’intervista clicca qui

                                                     photo-61-300x225Doug allena uno dei suoi clienti nel suo studio in South Carolina

D: Non sei dell’idea che l’esercizio fisico di per sé sia salutare per le persone. Abbiamo accennato a questo tema sul sito di Body By Science ma vorrei approfondirlo per dare delle delucidazioni riguardo a questo argomento ai nostri lettori.

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R: Beh, dipende da come definisci la parola “esercizio”. Se lo definisci come “attività fisica” in generale, allora no. L’attività fisica in generale è un termine sopravvalutato e ha molte pecche nella sua definizione. Se guardi l’aspettativa media di vita dei cacciatori-raccoglitori  o la vita media degli uomini fino ad inizio ‘900, l’aspettativa era attorno ai 40 anni.

E molte persone che raggiungevano quell’età avevano un’osteoartrite debilitante e dolorosa causata da un sovrautilizzo del corpo.

Quindi esercizio fine a sé stesso non è necessariamente salutare e può causare su lunghi periodi di tempo delle conseguenze negative sulla salute. Quindi l’esercizio fine a sé stesso non è necessariamente qualcosa di salutare.

D: E pensi che l’esercizio, in particolare con allenamenti per la forza, aumenti la salute generale del corpo…

R: Corretto, intendo una vera salute, se pensi ad essa come l’assenza di malattie. Il concetto di “super salute” che implica una salute oltre lo stato di non malattia, è qualcosa di stupido. Ciò che molte persone considerano una super salute è in realtà la salute vera con un aumento dell’abilità funzionale del nostro corpo ed ecco cosa ti consentono di raggiungere gli allenamenti per la forza. La tua abilità di vivere meglio ed in piena efficienza è il risultato di questi allenamenti anche se non necessariamente può migliorare il tuo stato di salute se già sei in assenza di patologie.

D: Questo è un punto fondamentale. In Body By Science abbiamo introdotto il concetto di “Condizionamento metabolico globale” e come eseguire allenamenti per la forza nella maniera corretta sia il miglior esercizio cardiovascolare che una persona possa fare. Questo concetto ovviamente va contro tutta l’industria del fitness. Come può un allenamento ad alta intensità, considerato solitamente come un allenamento anaerobico, essere la scelta migliore per produrre miglioramenti cardiovascolari che sono solitamente definiti come “aerobici”?

R: Beh, questa è una questione complessa, non perchè la domanda sia particolarmente complessa ma perchè la fisiologia dell’esercizio contemporanea ha così inquinato le acque che è difficile parlare alla gente riguardo questo argomento. Parlano di aerobico contro anaerobico ma se osserviamo il metabolismo umano, prendiamo ad esempio una cellula nel corpo umano. La cella è piena di un liquido chiamato citosol. Dentro la cellula ci sono organelli chiamati mitocondri. L’energia entra nella cellula sottoforma di glucosio ed è metabolizzata nella porzione liquida della cellula in maniera anaerobica dal glucosio con circa 20 reazioni chimiche diverse fino a formare il piruvato. Questo è il metabolismo anaerobico. Il piruvato allora entra nei mitocondri dove viene metabolizzato attraverso un complesso processo per formare un totale di 36 molecole di ATP. Questo è chiamato metabolismo aerobico. Dunque, l’aerobica è una forma di esercizio a bassa intensità che consente ai mitocondri di fare il loro lavoro ad un ritmo che riescono a sostenere, così quella porzione di metabolismo rimane isolata. E dagli albori dei tempi tutti i benefici sulla salute sono associati a questo tipo di metabolismo. Quindi verrebbe da concludere che il condizionamento aerobico sia un condizionamento cardiovascolare e che le due cose siano correlate. Quello che si tende a dimenticare è che sono il è il cuore e i vasi sanguigni a supportare l’intero funzionamento della cellula, non solo i mitocondri, ma ogni componente del nostro metabolismo è supportato dal sistema cardiovascolare. E l’allenamento per la forza è davvero il miglior metodo per allenare il sistema cardiovascolare perchè coinvolge tutti i componenti del metabolismo: il metabolismo che entra in funzione nel citosol, la parte acquosa della cellula, ed in assenza di ossigeno e il metabolismo mitocondriale. Quindi coinvolgendo tutto il metabolismo, il cuore e i vasi sanguigni devono supportare tutte queste funzioni metaboliche e non solo la funzione aerobica. Quindi è uno stimolo biochimico più alto. Se dai un’occhiata ad un testo di biochimica noterai che quando il glucosio viene metabolizzato in piruvato, la glicolisi può funzionare più velocemente del ciclo di Krebs nei mitocondri. Quindi ciò che emerge alla fine è che potrai produrre piruvato più velocemente rispetto a quanto ne può essere smaltito dai mitocondri in presenza di ossigeno. Dunque il piruvato viene convertito in acido lattico, ciò che produce quel bruciore così fastidioso nei muscoli durante un allenamento anaerobico. Ma solo spingendo al massimo durante l’allenamento anaerobico potrai produrre piruvato in modo da rendere il ciclo di produzione di ATP nei mitocondri più rapido possibile. Se esegui allenamenti sub-massimali non spingerai al massimo il tuo metabolismo aerobico. E quando recupererai da una serie portata al cedimento e l’acido lattico verrà prodotto, verrà riconvertito ancora in piruvato, portato ai mitocondri e metabolizzato. Quindi è durante il recupero dagli allenamenti ad alta intensità che stai accelerando il metabolismo aerobico grazie al metabolismo anaerobico. Questo per quanto riguarda l’aspetto metabolico. Il miglioramento cardiovascolare è causato da adattamenti periferici, ed è proprio qui che gli allenamenti ad alta intensità sono davvero importanti. Ammettiamo che tu prenda me ed un signore di 80 anni ed entrambi percorriamo due rampe di scale. Quando arriviamo in cima alle scale io mi sento bene e non affaticato mentre il signore anziano, che è debole e atrofizzato, sarà sicuramente ansimante. Bene, vediamo il perchè di tutto ciò. Non è perchè i suoi vasi sanguigni sono peggiori dei miei. Il vero problema ha a che fare con la forza delle sue unità motorie. Ammettiamo di avere 2 unità di forza per unità motoria, mentre il signore in stato di atrofia muscolare ha soltanto una unità motoria. Adesso calcoliamo la quantità di lavoro che serve per percorrere due piani di scale: servono 200 unità di lavoro per arrivare in cima, ma siccome le mie unità motorie hanno 2 unità di forza ognuna, devo reclutare solo 100 unità motorie per compiere quel dato sforzo. Le unità motorie dell’anziano invece hanno solo una unità motoria, dunque dovrà reclutarne 200 per compiere il medesimo sforzo fisico. Il mio sistema cardiovascolare quindi dovrà supportare il lavoro per reclutare 100 unità motorie, mentre il suo sistema cardiovascolare dovrà supportarne 200. Il beneficio cardiovascolare reale che può giungere dall’esercizio fisico è questo, ovvero per una data unità di lavoro che esegui dovrai supportare il reclutamento di un numero inferiore di unità motorie per compierlo. I benefici cardiovascolari veri e propri derivanti dall’esercizio fisico si manifestano come risultato di adattamenti periferici e non centrali.

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