Pance?…Non sono tutte uguali!

Pancette?…Non sono tutte uguali!

di Alessandro De Vettor

 


Quante volte capita di vedere, su uomini e donne indistintamente, “pancette” o pance più o meno prominenti di diversa consistenza, volume e struttura? Ebbene, ognuna di loro potrebbe avere fattori eziologici differenti. Di seguito analizzeremo più da vicino le loro peculiarità e cause per proporre in articoli successivi alcuni utili accorgimenti da seguire in palestra per il loro trattamento.

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pance

L’accumulo di grasso addominale ( pancia o pance ) è una caratteristica tipica, del biotipo androide. Iniziamo quindi ad identificare i diversi tipi di accumulo nei vari biotipi androidi (Figura 1):

Figura 1: diverse tipologie di accumulo di grasso addominale nell’androide.

ANDROIDE

Prediabetico A

Epatodigestivo B

Metabolico C

Colico D

pance
Fonte: Dr. Crescenzo M. Muto

Il tipo prediabetico A:

Si presenta con un consistente apporto di grasso addominale perlopiù flaccido e voluminoso.  Questo biotipo è caratterizzato da una forte sensibilità agli zuccheri che lo porta, nel tempo, ad aumentare eccessivamente i livelli di glucosio nel sangue e la tendenza a situazioni croniche di ‘’iperglicemia’’ o allo sviluppo di vere e proprie patologie. Spesso dopo un accurata valutazione da parte del medico attraverso analisi specifiche (glicemia, insulinemia, emoglobina glicata, cortisolo, testosterone, proteine C reattiva ecc) si stabilisce una diagnosi di insulino-resistenza. Ci troviamo quindi in presenza di un accumulo di grasso da ‘’iperinsulinismo’’ che può aggravarsi se concomitante a livelli sierici di cortisolo elevati. Ciò abbassando conseguentemente i livelli di  testosterone libero circolante, aumenterebbe ulteriormente la predisposizione all’accumulo di massa grassa riducendo la magra. Dal punto di vista alimentare è importante il supporto medico-specialistico (dietologo – nutrizionista) per la pianificazione di un regime alimentare ipoglucidico. L’allenamento non deve essere troppo intenso ma costante.  E’ importante notare che durante e, per un certo periodo,  dopo l’esercizio fisico, i muscoli presentano una sensibilità insulinica più elevata; ciò vuol dire che il glucosio viene assorbito più velocemente a livello muscolare. Questa accresciuta sensibilità insulinica è uno dei motivi che rendono utile l’esercizio nel trattamento dell’iperglicemia. L’esercizio fisico costante permette di eliminare il glucosio nel sangue, garantendo un riequilibrio dello stesso.

Il tipo epatodigestivo B:

Si presenta con un addome sporgente, dilatato con presenza di grasso tendente più al compatto che al flaccido. E’ una caratteristica tipica di chi è affetto da problematiche a livello epatico. Risulta pertanto fondamentale conoscere le abitudini alimentari del soggetto (ad esempio se fa uso abituale di bevande alcoliche) e verificare la salute del fegato attraverso appositi esami di pertinenza medico-specialistica (ecografia epatica, transaminasi, fosfatasi alcalina, gamma GT, bilirubina ecc). Dal punto di vista dell’allenamento, non è una situazione facilmente gestibile in quanto inizialmente è assolutamente controindicato un eccessivo sovraccarico e conseguente affaticamento dell’organismo che può avere effetti negativi sul sistema epatico. Si consigliano esercizi calistenici e/o di stretching associati ad una blanda attività aerobica. Quest’ultima dovrà essere modulata a seconda delle risposte individuali (il soggetto non deve mai evidenziare stati di eccessiva fatica, deve sempre dimostrare una regolare respirazione, seppur accentuata, e comunicare a voce con voi). Tenere sotto controllo il ritmo cardiaco attraverso l’utilizzo del cardiofrequenzimetro (60% FC Max a salire nelle settimane successive); le stazioni aerobiche consigliate sono ‘’Tapis Roulant’’ e ‘’Cyclette’’ (evitare step, remoergometri ecc). Non eseguire nessun tipo di lavoro diretto per gli addominali come crunch o sollevamenti del busto (sit up) ma utilizzare esercizi di respirazione diaframmatica.  L’allenamento con i pesi deve essere inserito solo dopo un reale miglioramento del quadro clinico; deve essere leggero ed e in ogni caso privo di movimenti poliarticolari (squat, stacchi, affondi, panca piani, trazioni, rematori ecc) bensì monoarticolari con poche serie (2/3) ripetizioni medio – alte (12/15) e carichi leggeri.

Il tipo metabolico C:

Presenta una evidente flaccidità del grasso tipica di colui che si alimenta in modo scorretto. Solitamente non ci sono alterazioni negli indicatori ematici riferenti condizioni di sofferenza epatica e/o di resistenza insulinica, né alterazioni dei profili ormonali. Si possono osservare occasionali situazioni di ipercolesterolemia. In questo caso non è necessario alcun accorgimento nell’allenamento. Questo può essere vario negli esercizi e nella metodologia, indirizzato sia al dimagrimento che alla tonificazione muscolare.

Ovviamente il regime alimentare deve essere congruo in funzione del miglioramento della composizione corporea nel rapporto massa grassa/magra a favore di quest’ultima. Sotto consiglio medico, ed esenti da patologie accertate, questi biotipi rispondono bene ad un’integrazione a base di beta-stimolanti in fase di dimagrimento (alcaloidi del cacao, caffeina, guaranà , the verde, pepe di cayenna, ecc.) oppure di tireostimolanti (come la forskolina) cha aiutano a stimolare la funzione dell’ormone tiroideo sempre allo stesso scopo.

Il tipo colico D:

Presenta un addome teso e voluminoso che più che una ‘’pancetta adiposa’’ è conseguenza di condizioni particolari quali meteorismo ed aerofagia. Tale sintomatologia è tipica di quei soggetti affetti da disturbi a carico dell’apparato intestinale come ad esempio la ‘’sindrome del colon irritabile’’ e tutti quelli rientrati nelle patologie infiammatorie dell’intestino (colite ulcerosa, malattia di Crohn, diverticolite). E’ associata anche alla malattia celiaca, e, meno drammaticamente, a tutti coloro che presentano intolleranze alimentari. Anche in questo caso, per parlare di “addome colico” è necessario che il medico accerti la diagnosi attraverso indagini specifiche che ne stabiliscono una eventuale flogosi (indici ematici di flogosi ed eventuali esami endoscopici e bioptici) e/o intolleranze. Viene definito anche ‘’Androide Nervoso’’ in quanto la sua iper-attività celebrale comporta un lavoro eccessivo da parte degli ormoni deputati al controllo dello stress (cortisolo). Una sovrapproduzione cronica ed eccessiva dell’ormone cortisolo è una delle cause di resistenza alla perdita di grasso addominale. Non solo, l’aspetto neuro-psichico dominante di questo biotipo, comporta situazioni di irrequietezza, ansia, depressione (…) Tali situazioni vengono frequentemente somatizzate a livello gastroenterico causando gonfiori e dolenzia (aspetto colico). Risponde molto bene a programmi finalizzati al dimagrimento e  capillarizzazione (vari tipologie di circuiti a seconda dei casi e necessità). Fare attenzione a non creare ulteriore ed eccessivo stress organico con sedute di pesi troppo intense e prolungate (aumento del cortisolo). Sviluppare un apposito programma, integrante all’allenamento pesi, di soli esercizi diaframmatici, utili per il recupero e controllo dello stress psico-fisico. Si consiglia di integrare l’allenamento in palestra con esercizi di respirazione diaframmatica e tecniche di yoga per favorire il rilassamento.

L’inquadramento alimentare è molto importante nel mantenere un addome disteso, rilassato privo di quegli alimenti irritanti e/o intolleranti. Fare una dieta equilibrata con il giusto apporto di fibre senza eccedere nei quantitativi (possono risultare irritanti per le mucose intestinali). Rispettare l’orario di assunzione dei pasti.  Nei soggetti che presentano volume addominale da eccessivo gonfiore (meteorismo) invitare il cliente a rivolgersi al proprio medico; in questi casi l’assunzione di preparati erboristici e/o integratori a base di carbone vegetale, olio di menta ecc si sono dimostrati efficaci nel trattamento dei sintomi. Integratori a base di fosfatidilserina, vitamina C, Cromo (…) sono indicati per la regolarizzazione del cortisolo.

L’articolo sulle pance e le loro implicazioni in dietologia è a cura di Alessandro De Vettor

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